Scripta Manent

12 Nov

Sono settant’anni che lavoro come lavagna.

Quando questo posto è stato inaugurato era una scuola elementare, la prima cosa che mi è stata scritta sopra è stata A B C D E F G e così via, in bella grafia. In seguito ho imparato linee e cerchi, un po’ di storia, delle poesie, problemi molto interessanti riguardo posti esotici come il mercato, fare la spesa ed una mamma alle prese con torte da dividere e mele per tutti.

 

Poi qualcosa è cambiato: hanno iniziato a scrivere di turni, liste di nomi, orari, guardie, interrogatori. Niente più grafie di bambini ma mappe d’azione ed ordini del giorno. È durato per tre o quattro anni circa, poi silenzio per un po’ e finalmente di nuovo qualcosa: ‘Repubblica 1.769, Monarchia 987. Affluenza al seggio alle 18:00 del 2 Giugno 74%’.

 

A settembre ripresero a scrivere, prima latino, poi matematica, poi chimica e poi storia, tutto più approfondito. Durò per una trentina d’anni, sempre le stesse cose. Ogni tanto, alcune cose colpirono la mia curiosità: “Autogestione”, “Occupazione”, “Ordine del Giorno” e per un po’ ebbi la sgradevole sensazione che fossero tornati gli anni delle liste e degli interrogatori. Niente di tutto questo: iniziarono ad arrivare i disegni, e le rivendicazioni ed il nonsense ed il dada e mi sentii partecipe di un movimento di pensiero travolgente. Tra una lezione e l’altra arrivavano frasi forti. Una mi colpì particolarmente: ‘Future Is Unwritten’. Nel mio mondo in effetti era sempre stato così: il passato era scritto, il futuro no. Rimasi a pensare parecchio. Le scritte autogestite tornarono periodicamente, sempre nello stesso periodo dell’anno, con diverse intensità. Alle volte più feroci, alle volte più blande. Ogni tanto veniva identificato il nome del nemico, il Ministro, con diversi epiteti a seguire.

 

Ci fu un breve periodo di transizione in cui nessuno scrisse niente, poi finii nella sistemazione attuale. Se prima le scritte riguardavano argomenti diversi, ora invece erano tutte più o meno concentrate sulla matematica. Imparavo cose rigorose, formali, precise. Potevo riconoscere un certo tipo di grafie diverse -di solito più sicure- la mattina, e molte altre -più incerte ma vivaci- nel pomeriggio. La mattina scrivevano di formalismi e casi generali e di pomeriggio tante, tantissime applicazioni e soluzioni di problemi. Mi mancava un po’ la storia, con il suo fascino, ma soprattutto verso la fine la storia diventava vaga e sicuramente perdevo qualcosa: sospettavo ci fosse qualcosa tra l’elenco di date che di solito veniva scritto con qualche evento accanto. In matematica, invece, tutto era rigoroso e scritto e potevo tener traccia del discorso.

 

Sono passati così gli ultimi venti anni. Nel frattempo ho ospitato scritte di una certa Pantera e di una certa Onda ed alle lezioni di matematica se ne sono affiancate altre di sue applicazioni: una delle discipline mi ha dato strumenti per organizzare il mio pensiero in programmi, le informazioni in alberi e strutture; l’altra mi ha dato finalmente una percezione di quello che dovrebbe essere il mondo intorno a me. Ho sempre saputo di non essere solo una superficie, anche se la superficie è ciò che mi caratterizza, ma adesso ho anche percezione di ciò che mi compone, delle frequenze a cui risuonano i miei componenti e delle onde che si rifrangono sulla mia superficie. Finalmente ho avuto un senso di completezza e di equilibrio mai avuto prima.

 

Nelle ultime due settimane le scritte degli occupanti sono diventate più intense. Turni di volantinaggio, conferenze stampa, poi turni di portineria, proposte e mozioni. Poi ieri sera le scritte si sono interrotte bruscamente a metà di una programmazione di attività.

 

Stamani un’altra grafia, più grezza, ha scritto ‘pulite tutto il sangue prima dei giornalisti’.

 

Spero che tornino presto i ragazzi.

 

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2 Risposte to “Scripta Manent”

  1. Emulsio 13 novembre 2010 a 9:27 pm #

    Bella^2

    • Nevermore 13 novembre 2010 a 9:29 pm #

      troppo buono 🙂

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