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Lettere dal fronte – I

21 Gen

Cara Madre, Signor Padre,

molto tempo è trascorso dall’ultima mia, e me ne dolgo.
Spero che Voi ed i miei fratelli stiate bene, e che la faccenda di cui mi scriveste riguardo l’eredità dello zio E. sia volta per il meglio.

Poche notizie arrivano qui al fronte, e spesso così inverosimili da apparire se non propaganda di mistificatori nemici, quantomeno frutto di grossolani errori di comunicazione.
Non posso credere che il nostro Primo Ministro si intrattenga con le meretrici e folleggi senza ritegno mentre la gente è allo stremo per le spese di guerra.

Non posso dilungarmi né raccontarvi ciò che accade qui a causa del segreto militare, vi basti sapere che io sto bene; alcuni mesi fa sono stato ferito durante un’azione ed ho trascorso molto tempo in ospedale, ma i medici sono riusciti a salvarmi la vista, seppure il mio braccio sinistro ora sia vapormeccanico. Non piangete, Madre: i migliori chirurghi ed ingegneri del paese hanno messo a punto tutta una gamma di prostetiche meccanizzate che non solo sostituiscono in pieno le funzionalità del meraviglioso organismo umano, ma se possibile le superano: la forza del metallo e la sua impermeabilità al dolore aggiungono valore al cuor del guerriero.

Lo stesso Generale G., gravemente ferito ad una gamba, ora guida le sue camicie non come un mutilato, ma in guisa di superuomo di cuore e acciaio.

Spero in cuor mio di potervi riabbracciare presto in un’Europa pacificata, in una patria libera e serena, senza preoccupazioni per il futuro.
Vi bacio, scriverò non appena di ritorno dalla prossima azione.

Sinceramente vostro,
Antonio.

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La Teiera di Russell

30 Set

‘Carlo, vieni subito a vedere.’

    La voce di Giacomo non lasciava spazio a dubbi. Stavolta parlava sul serio.

    Carlo si tirò su con tutta la grazia che i suoi centoventi chili e la tuta termica gli consentivano e, goffo come un orso ubriaco, si avvicinò alla postazione due.

    Giacomo osservava con lo sguardo perso di chi contemplando l’infinito ha trovato una teiera sospesa a mezz’aria tra marte e la terra.

    ‘Non è possibile.’
    ‘Guarda anche tu, è li.’
    ‘Non è possibile.’
    ‘Ma è li, settore 09a21, proprio vicino al-‘
    ‘NON È POSSIBILE.’
    ‘Carlo, calmati.’
    ‘Non…’

      I due, soli nella piccola stazione in mezzo alla tempesta, condivisero un momento di esaltazione mistica.

      ‘Dobbiamo dirlo subito a qualcuno! Il mondo deve sapere!’
      ‘Come? Ti sei dimenticato che da tre giorni non abbiamo notizie da nessuno?’
      ‘Si, ma presto verranno a prenderci e-‘
      ‘E che le ultime notizie che abbiamo avuto riguardano un bombardamento nucleare iraniano su Israele?’

        L’atmosfera si fece di colpo amara, come lo era stata sino a pochi minuti prima.

        ‘Ma forse…’
        ‘Non c’è ma che tenga: tutto quello che rimane della civiltà umana saranno i graffiti nelle metropolitane. Ti sembra normale questa tempesta? O che non riceviamo niente? Ragiona: qui abbiamo ancora l’elettronica che funziona perché l’osservatorio è sotto terra, protetto dagli impulsi elettromagnetici delle detonazioni nucleari. Il resto del mondo è andato, fritto. A chi dovremmo dare la notizia?’
        ‘Ma forse, le nuove generazioni potrebbero avere un messaggio di speranza.’
        ‘Speranza? E cosa dovremmo dirgli?’
        ‘Che non devono fare la guerra… che non devono credere ai loro leader religiosi, che Russell aveva ragione.’
        ‘Giacomo, non dire stronzate. Quello che abbiamo visto non è niente, è solo la prova che qualcuno in una delle missioni Apollo ha espulso un pezzo di metallo che poi è andato alla deriva per il sistema solare.’
        ‘Non è un pezzo di metallo qualsiasi! È la teie-‘

          Un tuono, o almeno quello che potrebbe definirsi un tuono se i tuoni facessero tremare le montagne, interruppe il loro discorso, le loro vite ed il nostro racconto.  Poi, solo ratti e scarafaggi.