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Dimissioni subito

28 Gen

Sono stanca e provata, spossata da anni di indignazione e disgusto.
Provateci voi a rimanere vigili dall’alba al tramonto della civiltà, a prendere coscienza, scoprire l’importanza della stampa, del dibattito e della critica. Crescere con la gente, guidarla e lasciarsi guidare dalle grandi vittorie di civiltà ed indignarsi e reagire alle grandi barbarie. È stato bello, emozionante ed utile, ma adesso basta. Adesso non c’è più posto per me, vecchia carcassa di un’epoca passata. Non capisco più la televisione, non riesco a seguire i vostri RSS e blog ed i drammi da un giorno. Non so se sia peggio una casa a Montecarlo svenduta al cognato o una rivolta nel Nord Africa, o una marea nera o una strage di mafia. Io lascio, mi arrendo. Tanto non servo più a niente.

Sinceramente vostra,
Opinione Pubblica.

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Kebab

8 Dic

Io, mia madre e sua moglie eravamo in prima fila al matrimonio di Sara.

Questo faceva di me ufficialmente l’unico single di casa, oltre che l’unico maschio e l’unico completamente eterosessuale, a parte il pappagallo.

Rocky non era potuto venire alla cerimonia per paura che la cascata di riso lo facesse andare in frenesia (versione ufficiale) e perché non avrebbe smesso per un secondo di ripetere alla fidanzata di Sara quanto fosse gnocca e quanto se la volesse scopare. Quando si esibisce in simili spettacoli a cena facciamo tutti finta di non sapere dove abbia imparato, ma ogni volta è un trauma per me e Sara ed una fonte di imbarazzo per Mamma e Nadia.

Dicono che i matrimoni siano il posto migliore per trovare una partner, una volta che cresci. Quando sei giovane il posto migliore è la scuola, e poi l’università, ma una volta sbarcato sul mondo del lavoro l’ultima cosa che desideri è passare il resto dei tuoi giorni con qualcuno che il tuo cervello associa all’ufficio. Gli unici a fare eccezione pare siano i becchini ed i kebabari, i primi per motivi culturali, i secondi per ferree regole della Gilda.

Avete mai sentito parlare della Gilda dei Kebabari?

Io non ne sapevo niente, sino a poco tempo fa. Poco lontano dal mio dipartimento, nel quartiere San Francesco della città di P., c’è un kebabaro particolarmente piccolo, poco noto e buono. Ci vado a mangiare da quando ero una matricola almeno una volta la settimana ed ogni volta mi accoglie sempre lo stesso Nasir, cordiale ma distaccato. Il suo sguardo è sempre rivolto verso la strada, anche quando sta tagliando o contando i soldi.

Nei primi tempi non ci ho fatto caso, poi mi sono incuriosito ed alla fine, dopo che eravamo finalmente in confidenza, gli ho chiesto il perché.

La storia è una di quelle vicende affascinanti, senza tempo, di chi viene da un luogo esotico. Nasir, che ha un’età indefinibile tra i trenta ed i quaranta, mi ha detto di essere arrivato a P. molto tempo fa. Forse il suo è stato il primo kebabaro della città, ed una volta faceva grandissimi affari. Pare che il suo locale fosse una tappa obbligata per tutti i gruppi punk transitati in città tra gli ottanta ed i novanta e sul muro c’è una sua foto insieme ai Fugazi in tour.

Era fuggito da qualcosa, portandosi dietro l’amore della sua vita.

Erano arrivati a P. e ci si erano stabiliti, poi un giorno lei era dovuta partire, per raggiungere dei parenti malati rimasti indietro. Aveva promesso di tornare presto, di non preoccuparsi. Lui le aveva risposto che l’avrebbe aspettata per sempre, e che l’amava. Non era mai tornata.

Nasir mi raccontò che ai tempi dell’Accademia per Kebabari aveva sofferto mille patimenti, ma non si era mai scoraggiato perché sapeva che ad attenderlo c’era un futuro roseo con la sua amata. Aveva imparato l’arte del fuoco, della lama e del marcanteggiare. Aveva sconfitto innumerevoli avversari alle sfide di kebaberia ed era stato insignito dello spiedo d’argento: migliore del suo corso. Gli era stato detto di restare, e diventare Maestro. Lui aveva rifiutato, ed era dovuto fuggire. Ai Maestri non è consentito sposarsi. Ai Maestri non è consentito amare. Per i migliori c’è solo il Kebab.

Così ho spiegato a mia madre che anche per me non c’è possibilità che mi sposi. E che non ho nessuna intenzione di fidanzarmi con quella tipa del lavoro che le piace tanto: me la scopo e basta. Come le altre, dopotutto. È dura la vita del becchino. E poi, a dirla tutta, a me piace Rocky il pappagallo, che mi aspetta in macchina col motore acceso per andare dove il nostro amore non sarà ostacolato. Un posto per noi. Un posto per i migliori.