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Il tesoro perduto

13 Mar

Nei miei anni a P. vivevo in un piccolo appartamento all’ultimo piano di un palazzo antico. La casa apparteneva ad una vecchia signora che in cambio di due chiacchiere ogni tanto ed un aiuto in qualche faccenda troppo faticosa o complessa per lei ( portare su e giù qualche cassa di tanto in tanto dalla soffitta, riparare una presa difettosa e simili ) mi lasciava completa libertà ed un appartamento piccolo ma delizioso ad un prezzo più che competitivo.

Ora, questa signora non aveva mai avuto figli, solo una nipote ( figlia di suo fratello minore ) che non rispondeva mai alle telefonate e chiamava solo quando aveva bisogno di soldi o di qualche regalo. A quanto la vecchia signora G. mi raccontava questa sua nipote sembrava sempre alle prese con qualche risistemazione della sua casa e chiedeva cose come una vecchia cassettiera liberty “che tanto non usi” o simili. La signora G., non avendo altri parenti, era sempre felice di poter accontentare questa sua nipote sperando di avvicinare i rapporti, senza tuttavia particolare successo. Parlandoci chiaramente, la nipote era una cagna avida e non è mai stato un mistero per nessuno.

Nei quattro anni che ho vissuto in quell’appartamento ho avuto più occasioni per scambiare due chiacchiere con la mia padrona di casa e più di una volta sono tornato a casa commosso sentendo storie del suo amore perduto per mare che lei non ha mai smesso di aspettare, di generazioni passate, di anni difficili in cui però non hai mai voluto separarsi delle cose che le ricordavano i momenti felici passati in quel palazzo nei passati decenni, prima che la signora G. perdesse suo marito, ufficiale medico in una missione all’estero. Se c’era qualcosa che potesse rendere felice quella donna era sapere che la casa vivesse, così non mi sono mai messo problemi ad invitare amici ed amiche nel mio piccolo spazio in mansarda. Non che facessimo mai veramente troppo casino ( a parte una volta, ma chiesi scusa ed aiutai l’idraulico a rimontare il lavello ) e quindi la vecchia signora era felice di avere un po’ di compagnia, anche solo sotto forma di rumore dal piano di sopra.

Una mattina andai a bussare per aiutarla a portare su il baule per il cambio degli armadi e la trovai addormentata in poltrona, la fotografia del marito giovane e sorridente tra le braccia, con l’ultimo sorriso della sua vita stampato in volto.
Chiamai io l’ambulanza ed aspettai il funzionario del comune per firmare le carte, la nipote irraggiungibile da qualche parte all’estero. Furono giorni strani, credo di non aver mai pianto tanto come a quel funerale solitario. C’eravamo solo io e la mia fidanzata di allora, e la pioggia. Nessun altro.

Pochi giorni dopo ricevetti la telefonata: la nipote mi voleva fuori di casa entro fine mese ( leggi meno di una settimana ). Era a ridosso della sessione di esami, ed avevo una vita ammassata e quella cagna non volle sentire ragioni. Fuori subito, devo vendere e non posso perdere il momento. Sembra che in accordo con un impresario suo amico ci fossero dei progetti da tempo sul demolire la palazzina liberty di cui ora era unica proprietaria e costruire al suo posto cinque piani di miniappartamenti per studenti, alcuni dei quali sarebbero rimasti a lei e gli altri all’impresario, e che era indispensabile sbrigarsi perché fosse tutto pronto per il successivo anno accademico, o qualcosa del genere. Comunque nessuna possibilità di appello, dovevo essere fuori di casa o ci avrebbe pensato lei.

Per i primi due giorni rimasi completamente stranito, sopraffatto dalla rapidità degli eventi. Era come se qualcuno avesse tolto il tappo alla vasca e la mia vita degli ultimi anni stesse vorticosamente scivolando già per il tubo. Durante il giorno potevo sentirla rovistare tra i cassetti al piano di sotto, cercando gioielli ed altri oggetti di valore, e la notte pile di vecchie lettere e fotografie apparivano magicamente vicino al cassonetto. Ho raccolto un po’ di une e delle altre senza pensarci e sono stato a piangere ancora un altro giorno quando ho realizzato che i gatti della signora G. erano stati probabilmente portati a far sopprimere.

Pioveva, furiosamente, quando sentii miagolare al lucernaio della mia piccola cucina. Aprii la finestra per fare entrare i due vecchi soriani che in qualche modo dovevano essere scappati ( o forse abbandonati, chiusi fuori di casa? ). Dev’essere stato il loro aspetto misero, fradici ed affamati, a far scattare qualcosa. Dopo avergli aperto tutte le scatolette di tonno che avevo in dispensa gli piazzai un cuscino davanti alla stufa e mi misi a scrivere, attento a copiare a dovere la grafia delle lettere che avevo recuperato.

” Mia amata G.

…”

Una volta finita ci infilai dentro una foto del defunto marito nella sua uniforme da ufficiale di marina, con dedica e sorriso, ed infilai tutto in una busta recuperata dalla pila. Misi molta cura nel richiuderla in modo che sembrasse mai aperta e dimenticata per decenni, poi con circospezione scesi le scale ed entrai nell’appartamento deserto del piano di sotto per l’ultima volta passando dal pozzo luce.

Sapevo dell’intercapedine sotto il parquet perché avevo aiutato la signora G. a riparare una perdita l’anno prima. Allargai due assi davanti alla porta e ci feci scivolare la lettera dentro, come se fosse caduta li per errore anni prima, avendo poi cura di lasciare le assi smosse in modo che la porta ci andasse a sbattere la prossima volta che la nipote fosse entrata in casa.

La mattina dopo mi venne a bussare, come prima cosa. Le consegnai le chiavi ( “tutte, mi raccomando.” ) ed io ed i due gatti andammo a trasferirci temporaneamente a casa di C.

Mentre caricavo le cose in macchina sono sicuro di averla sentita urlare di eccitazione, chiamando suo marito con la sua voce acuta ed avida.

La lettera che le avevo lasciato, riassunta suonava più o meno così:

“Mia amata G.

la guerra si fa sempre più truce e temo di non riuscire più a vedere il tuo sorriso. Prego ogni giorno di vederne la fine ma sono sempre più convinto che qualcosa possa accadermi e voglio assicurarmi che tu possa vivere serenamente anche dopo la mia dipartita. Nascosto dietro il muro dietro il ritratto di zio M. c’è uno scomparto segreto. Dentro puoi trovare gli atti di proprietà di una miniera che mio padre acquistò in Eritrea ed i dati del conto svizzero su cui ogni anno vengono versati i proventi. Non ho mai voluto rivelarti prima di questa ricchezza per paura che mi vedessi sotto un’ottica diversa. È tutto tuo, sono milioni, senza contare gli interessi. La combinazione della cassaforte è la data della nostra foto alla rotonda di A.

Ti amo, per sempre tuo M.”

Sono passati quasi dieci anni e la casa è ancora in piedi. So che la nipote ha divorziato dal marito e si è fatta venire un esaurimento cercando dietro ogni muro, dietro ogni angolo, alla ricerca del tesoro perduto.